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lug, 2015

MetaGenealogia, tra Jodorowsky e Sistemica

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Sommario: In maniera del tutto inconsapevole, i genitori, i nonni, gli avi, lasciano in eredità ai discendenti problemi non risolti, traumi non elaborati, segreti indicibili, fallimenti, colpe o ingiustizie. I sintomi psicosomatici, le malattie, i comportamenti ripetitivi che possono condurre a drammi, scacchi, suicidi, fallimenti, incidenti, sono connessi a ripetizioni di destini e di relazioni con le diverse generazioni dello stesso clan familiare. La Psicogenealogia o Psicoterapia Trans-Generazionale studia le influenze dell’albero genealogico sulla vita delle persone. Anne Anceline de Schützenberger parla di Sindrome degli Antenati e utilizza il genosociogenogramma quale rappresentazione grafica delle relazioni e dei legami psicogenealogici. Nicholas Abraham e Maria Torock studiano la Trasmissione Trans-Generazionale, mentre Ivan Boszormenyi Nagy si focalizza sulle Lealtà Invisibili. Bert Hellinger contribuisce allo sviluppo della Psicogenealogia attraverso le Costellazioni Familiari. Nel lavoro di Alejandro Jodorowsky, la Metagenealogia è un metodo di analisi dell’albero genealogico e si propone di conciliare gli opposti apparenti, collocandosi nel punto in cui si congiungono: dove la razionalità collabora con l’irrazionalità, dove la scienza danza con l’arte, dove la parola chiaroveggenza significa sia intuizione che lucida presenza. Questa disciplina suggerisce di intendere la malattia come una mancanza di bellezza e di coscienza e che la guarigione consista nel divenire autenticamente consapevoli delle dinamiche del proprio clan famigliare al fine di poter vivere, creare, essere e amare consapevoli e liberi dai tranelli, pregiudizi, deviazioni e blocchi che appartengono alle generazioni precedenti e che rivivono nella storia presente della persona.

Parole Chiave: Atto Psicomagico, Hellinger, Jodorowsky, Metagenealogia, Psicogenealogia, Schützenberger, Tarocchi di Marsiglia.

Abstract: In a totally unconscious, parents, grandparents, ancestors, bequeath to descendants unsolved problems, unprocessed trauma, untold secrets, failures, errors or injustices. The psychosomatic symptoms, diseases, repetitive behaviors that  lead to drama, chess, suicide, failures.


Key Words:
Act Psychomagic, Hellinger, Jodorowsky, Metagenealogy, Psychogenealogy Schützenberger, Tarot of Marseilles.accidents, are connected to repetitions of destinies and relationships with several generations of the same family clan. The Psychogenealogy or Psychotherapy Trans-Generational studies the influences of the family tree on people’s lives. Anne de Anceline Schützenberger speaks Syndrome Ancestors and uses genosociogenogramma which graphical representation of relationships and ties psicogenealogici. Nicholas Abraham and Maria Torock study the Trans-Generational Transmission, while Ivan Nagy Boszormenyi focuses on Loyalty Invisibles. Bert Hellinger contributes to the development of Psychogenealogy through the Family Constellations. In the work of Aleandro Jodorowsky, the Metagenealogia is a method of analysis of the family tree, and aims to reconcile the apparent opposites, reaching the point where they join: where rationality is working with the irrationality, where science dance with the art, where the word means both clairvoyance intuition shining presence. This discipline suggests to understand the disease as a lack of beauty and conscience and that healing consists in becoming truly aware of the dynamics of their family clan in order to live, create, love and be aware and free from pitfalls, prejudices, deviations and blocks that belong to previous generations and relive the history of this person.

 

 

«Tutti dovrebbero conoscere il proprio albero genealogico.

La famiglia è il nostro forziere del tesoro, ma anche la nostra trappola mortale». ²

 

La Psicogenealogia o Psicoterapia Trans-Generazionale

In maniera del tutto inconsapevole, i genitori, i nonni, gli avi, lasciano in eredità ai discendenti problemi non risolti, traumi non elaborati, segreti indicibili, fallimenti, colpe o ingiustizie. Il corpo può incarnare e trasformarsi in una voce primaria dell’antenato ferito, somatizzando la parola non detta del suo trauma. Diventa allora necessario decodificare i messaggi delle ferite non rimarginate, i sintomi delle patologie e tutto ciò che crea disagio fisico, emozionale e spirituale: la Psicogenealogia nasce per ricercare e decodificare questi messaggi. Altresì denominata Psicoterapia Trans-Generazionale, in quanto studia le influenze dell’albero genealogico sulla vita delle persone, il termine Psicogenealogia è stato usato per la prima volta dalla psicoanalista francese Anne Anceline Schützenberger per definire le conoscenze, i metodi d’indagine e gli strumenti di lavoro orientati ad identificare le influenze degli antenati sullo svolgimento della vita dei discendenti e a risolvere i conflitti dati da queste influenze: i sintomi psicosomatici, le malattie, i comportamenti ripetitivi che possono condurre a drammi, scacchi, suicidi, fallimenti, incidenti, sono connessi a ripetizioni di destini e di relazioni con le diverse generazioni dello stesso clan familiare.² Alejandro Jodorowsky. Metagenealogia: la famiglia, un tesoro e un tranello (2011).

 

Anne Anceline de Shützenberger: la Sindrome degli Antenati

Anne Anceline de Schützenberger, allieva di Jacob Levi Moreno e Françoise Dolto, ha lavorato al fianco di Gregory Bateson e Carl Rogers. Ai suoi studi si deve lo sviluppo della tecnica del genosociogramma, strumento d’indagine dell’albero genealogico, che evidenzia ripetitività e relazioni tra eventi, situazioni drammatiche o problematiche e date e ricorrenze durante le quali si sono svolti gli eventi stessi. Da questa scoperta è stato coniato il concetto di sindrome dell’anniversario, che definisce una possibile tendenza a creare ripetizioni di destini in varie generazioni dello stesso sistema. Si cerca quindi di individuare possibili legami sotterranei ed inconsci che agiscono nell’immaginario della persona e cogliere quali possono essere quei fili invisibili che mantengono la persona in risonanza con particolari personaggi della sua storia famigliare. L’analisi della comunicazione analogica, della tipologia delle informazioni trasmesse, il delinearsi modelli di riferimento che si cristallizzano in un sistema,nel rispetto di determinate regole inconsce, sembrano portare alla luce l’esistenza di dinamiche che catalizzano il perpetuarsi di certe situazioni nello stesso sistema e contribuiscono a creare un vincolo nascosto nel sistema.

 

Nicholas Abraham e Maria Torock: la Trasmissione Trans-Generazionale

La psicoanalisi si lega alla psicoterapia Trans-Generazionale negli autori Nicolas Abraham e Maria Torock, che hanno esplorato il campo delle trasmissioni dei conflitti irrisolti all’interno delle famiglie, ricercando le cause ancestrali di morti premature e scelte professionali, lavorando sulle faide e le vendette, valutando gli effetti dei segreti di famiglia nella vita dei discendenti su più generazioni. Sulla stessa scia si pongono altri clinici come Lebovici e Tisseron che parlano di Angelo e Fantasma, di Mandati Trans-Generazionali e di Trasmissione d’immagini mentali attraverso le generazioni. Nicholas Abraham e Maria Torock, hanno riscontrato ripetutamente come le persone compiano atti o pronuncino frasi come se non fossero le loro, come se qualcuno agisse attraverso di loro. In questi casi è stata formulata un’ipotesi di quello viene definito un fantasma transgenerazionale bloccato nel sistema. Quando un’esperienza traumatizzante impedisce ad una generazione il lavoro di elaborazione psichica, si produrrà una scissione che rappresenterà la preistoria del soggetto e il tentativo compensatorio di recupero del trauma si potrà manifestare nella rappresentazione, negli affetti, nel comportamento e nel corpo. La fonte di trasmissione transgenerazionale sarebbe primariamente da ricercare nell’unità duale madre-figlio. Già in utero, il bambino riceve un certo numero di messaggi; la Schützenberger osserva come già a partire dal settimo mese della gravidanza il feto comincia a sognare attraverso la madre: il bambino farebbe gli stessi sogni della madre e, attraverso questi, avrebbe accesso al suo inconscio. Questa intuizione si riallaccia alle ipotesi di Françoise Dolto, in base alle quali l’inconscio della madre e del bambino sarebbero legati: il bambino sa, indovina e sente le cose di famiglia su due o tre generazioni.

 

Ivan Boszormenyi Nagy: Lealtà Invisibili

Il secondo ambito in connessione alla psicoterapia Trans-Generazionale è l’approccio sistemico della Terapia della Famiglia della scuola di Palo Alto, che sviluppa la teoria del Doppio Legame o Ingiunzione Paradossale: questo tipo di comunicazione patologica tende a tramandarsi da una generazione all’altra. Sempre in ambito sistemico, sono di rilievo gli studi clinici della scuola Sistemica Strategica di Filadelfia, nell’autore di Ivan Boszormenyi Nagy: egli approfondisce il concetto di giustizia sociale, definendo la natura particolare del rapporto con i genitori, attraverso i quali il figlio riceve la vita, sviluppando un legame di lealtà familiare comprendente diritti e doveri per entrambi. Il mancato riconoscimento e godimento dei diritti e la disobbedienza ai doveri naturali, insiti nel vincolo d’amore, crea una serie di debiti e crediti affettivi che si trasmettono da una generazione all’altra, obbligando i discendenti a ripristinare la giustizia perduta o tradita dagli antenati. Il concetto di lealtà familiare sviluppato da Ivan Boszormenyi-Nagi e le leggi di appartenenza, della coscienza collettiva e ordine sociale sviluppati da Rimmel, Gurvitz, Durkeim, Weber e Parson, sono di primaria importanza per comprendere quali siano i bisogni inconsci individuali di una persona all’interno di un sistema, quali siano i principi e le leggi del sistema che mantengono l’ordine e l’equilibrio e come le norme e leggi possano essere comunicate, trasmesse e radicarsi nella coscienza individuale e collettiva. Ivan Boszormenyi-Nagy sostiene che ogni famiglia non finisce in se stessa, perché dietro il padre e la madre, c’è un lascito dalle rispettive famiglie di origine, verso cui viene mantenuta una forma di devozione. La creazione di un nuovo nucleo sarà tanto più difficile quanto più forte è il senso di appartenenza alla famiglia di origine, che ostacola l’accettazione di altre discendenze. Una famiglia, quindi, è sempre popolata da molte più persone di quante possano essere fisicamente presenti in quel momento. Le lealtà invisibili sono parte integrante dei rapporti familiari e la lealtà familiare non indica una disposizione individuale, ma una forza sistemica, funzionale al mantenimento del gruppo multigenerazionale, un invisibile tessuto di aspettative che lega tutti i suoi membri e trova fondamento nella consanguineità, nel mantenimento della vita biologica, nella discendenza e nel merito guadagnato. L’interiorizzazione delle aspettative influenza la struttura psicologica dell’individuo e crea il cosiddetto computo individuale che permea le esperienze, le sensazioni, i pensieri, i desideri del soggetto. Tale computo diventa coercitivo quando il membro, più o meno consapevolmente, sacrifica la sua esistenza a interessi e scopi non derivanti dalla sua individualità, ma dalle priorità di altri. La componente dell’obbligo è molto importante perché, in caso di inadempimento, porta con sé il senso di colpa, funzionale alla conservazione del sistema familiare. Esiste nelle famiglie un bilancio invisibile che contabilizza gli obblighi passati e presenti e influenza la consegna di ruoli e di aspettative.

 

 

Bert Hellinger: le Costellazioni Familiari

Importante e irrinunciabile è l’apporto dato dall’ approccio interpretativo del terapeuta tedesco Bert Hellinger, da lui stesso definito sistemico-fenomenologico, cioè fondato sull’osservazione empirica delle regole del sistema nella pratica delle Costellazioni Familiari. È attraverso il lavoro delle Costellazioni, Familiari, come metodo di indagine delle percezioni a proposito di sé e del sistema che ci circonda, che Bert Hellinger fornisce un portentoso strumento di comprensione delle nostre convinzioni sane, delle nostre convinzioni malate, ancor più, di ciò in cui è utile credere e di ciò in cui è del tutto inutile e nocivo credere. L’inchiesta transgenerazionale guida la persona tra i rami del suo albero genealogico, alla scoperta dei nodi ereditari che impediscono la realizzazione dei suoi obiettivi. Aiuta a sciogliere i divieti e i sensi di colpa che limitano l’espansione del vero sé. Consente di prendere il giusto posto nell’ordine sistemico e di ridare ai membri della famiglia il giusto posto nel cuore. Conduce infine ad onorare la vita e coloro che l’hanno donata con un atto di amore, e quindi a poter prendere quell’eredità di forza, intelligenza, coraggio e grandezza che gli antenati hanno a donare ai discendenti con amore. Come per il filosofo Martin Heidegger la base del lavoro di Bert Hellinger risiede nella sua insistenza sul vedere ciò che è (opposta alla cieca accettazione di ciò che ci viene detto) e in combinazione con una non vacillante lealtà e fiducia nella propria anima. Hellinger (2006) ritiene che la vita di ognuno sarebbe condizionata da irretimenti del sistema-famiglia, che potrebbero essere portati alla luce attraverso il processo delle costellazioni familiari. Essere irretiti significa prendersi il destino di un altro, a propria insaputa. E per amore. Se dalla rappresentazione senza copione predefinito scaturiscono miglioramenti, ciò è determinato dal riconoscere ciò che è; i cambiamenti avvengono, infatti, su piani e tempi non immediatamente riconoscibili. La costellazione non cura le malattie, ma cura l’anima e rimette in ordine le cose fuori posto nell’animo individuale e familiare. Consente di mettere ordine. Le malattie esprimono spesso problemi interiori e disordini sistemici, sono un tentativo del sistema corpo-anima-spirito di allentare la tensione che deriva da questo disordine.

 

La Meta Genealogia di Alejandro Jodorowsky

Aleandro Jodorowsky, noto artista cileno poliedrico ed eclettico, rinomato come poeta, scenografo, regista, mimo, attore, contribuisce alla psicogenealogia non tanto per il suo operare come psicanalista sui generis senza blasoni, ma più per l’utilizzo di simboli inconsci che agiscono sempre nel nostro vivere. Nel lavoro di Jodorowsky si attuano azioni terapeutiche attraverso l’uso dell’arte e di atti che permettono di accedere all’ energia dei simboli, riserva ancestrale inaccessibile alla mente conscia. La metagenealogia di Jodorowsky è un metodo di analisi dell’albero genealogico e si propone di conciliare gli opposti apparenti, collocandosi nel punto in cui si congiungono: dove la razionalità collabora con l’irrazionalità, dove la scienza danza con l’arte, dove la parola chiaroveggenza significa sia intuizione che lucida presenza. Questa disciplina suggerisce di intendere la malattia come una mancanza di bellezza e di coscienza e che la guarigione consista nel divenire autenticamente consapevoli delle dinamiche del proprio clan famigliare, al fine di poter vivere, creare, essere e amare consapevoli e liberi dai tranelli, pregiudizi, deviazioni e blocchi che appartengono alle generazioni precedenti e che rivivono nella storia presente della persona. La modalità psicogenealogica di aiuto di Aleandro Jodorowsky è stata sviluppata e maturata fuori dall’ambito della ricerca clinica ed è stata particolarmente influenzata sia dall’incontro con la guaritrice messicana Paquita (con la quale Aleandro apprende modalità di suggestione atte a sbloccare le forze guaritrici del paziente) sia dal percorso svolto accanto allo sciamanesimo di Carlos Castaneda: parliamo di Psicomagia. Le idee di Jodorowsky (2011) in merito alle influenze dell’albero genealogico sono precise: ʺTutti siamo marcati, per non dire contaminati, dall’universo psicomentale dei nostri antenati. Così, molti individui, fanno propria una personalità che non è la loro, ma che proviene da uno o più membri della loro cerchia affettiva. Nascere in famiglia è in qualche modo essere posseduti e tale possessione si trasmette di generazione in generazione. La persona stregata si converte in stregone, proiettando sui figli ciò che prima era stato proiettato su di lei, a meno che non acquisti consapevolezza di tale funzionamento, rompendo il circolo viziosoʺ.

 

Dall’arte alla Terapia

Alejandro Jodorowsky nasce il 17 febbraio del 1929 nel nord del Cile, a Tocopilla, da una famiglia ebrea di origine russa fuggita dalle persecuzioni in Ucraina. Nel 1939 si trasferisce con la famiglia nella capitale Santiago dove, anni dopo, inizierà studi universitari di filosofia, pedagogia e psicologia, abbandonandoli in seguito per seguire le sue naturali inclinazioni che lo porteranno lontano dalle istituzioni accademiche ufficiali. L’inizio del percorso di ricerca di Alejandro verso la metagenealogia, ha inizio nel 1950 in Cile, quando inizia a dedicarsi a rappresentazioni teatrali di psicodramma attraverso l’uso delle marionette: crea pupazzi che rappresentano sua madre, suo padre, sua sorella e gran parte della sua famiglia e li utilizza come rappresentazione psicodrammatica della sua storia familiare. In seguito, inizia ad interessarsi dell’espressione corporea, pensando che se i sentimenti provocano una determinata postura fisica allora una postura fisica avrebbe potuto provocare emozioni. Crea un metodo di espressione mimica che inizia con una angosciosa posizione fetale (desiderio di morire) e finisce con un essere umano realizzato e libero, con le braccia spalancate per unirsi al cosmo (gioia di vivere). Sperimentando su di sé certi movimenti fisici, osserva il ridestarsi della sua rabbia contro il padre, il dolore del distacco che gli avevano trasmesso i nonni emigrati, l’angoscia per il fatto che la madre avrebbe voluto interrompere la gravidanza: e così il mimodramma inizia a trasformarsi in una terapia attraverso il corpo e, a vent’anni circa, l’arte diventa per Alejandro una pratica e una ricerca orientata alla liberazione da pregiudizi e appartenenze imprigionanti, verso l’emersione di un essere umano autenticamente connesso e presente a sé. Nel 1953 si trasferisce a Parigi per lavorare con il mimo Marcel Marceu, la cui pantomima lo stimola a ricerche sullo yoga tantrico e i chakra, sulla Medicina Tradizionale Cinese e i relativi Meridiani Corporei. Nello stesso periodo inizia la lettura febbrile delle opere di Sigmund Freud, Sàndor Ferenczi, Melanie Klein e Wilhelm Reich. I corsi di Bachelard sull’analisi degli elementi primordiali come l’acqua, il fuoco, la terra e lo spazio, lo avvicinano al campo dell’Alchimia. Il desiderio di trovare metodi di guarigione lo spinge ad abbandonare il teatro per tenere spettacoli improvvisati in accademie di pittura, cimiteri, ricoveri per anziani, autobus in movimento, piazze pubbliche; non più con attori dissolti nel loro personaggio, ma con esseri umani che cercano una via d’uscita dalle difficoltà e problematiche personali, improvvisando di fronte a spettatori attoniti le proprie paure. Nasce così la Psicomagia, una tecnica terapeutica che consiste nell’inscenare nella vita quotidiana un atto curativo, simile ad un sogno, per liberarsi da blocchi inconsci; usando la definizione di Aleandro Jodorowsky (2011): ʺla parola non risolve un problema, non lo cura; occorre sedurre i blocchi inconsci attraverso atti di natura teatrale o poetica, che si realizzano in modo simbolico e metaforico attraverso il corpoʺ. Secondo Jodorowsky, lo sguardo dell’artista compensa e arricchisce quello del medico, dotandolo degli strumenti necessari alla cura. Il paziente, per poter guarire, dev’essere quello che è davvero, ossia liberarsi da un’identità acquisita: quello che gli altri hanno voluto che lui fosse. È impossibile raggiungere questo obiettivo con se stessi se non si conosce il lascito materiale e spirituale dell’albero genealogico. Se si riduce l’essere umano ad un insieme immutabile, ad un reificante corpo-oggetto da analizzare e curare attraverso logiche scientifiche e razionalizzanti, egli non è altro che un cadavere; a tal proposito Jung (1965) aggiunge:ʺ La gente è stanca della specializzazione scientifica e dell’intellettualismo razionalista. Vuole ascoltare una verità che non restringa gli orizzonti e le categorie, ma che li allarghi, che non scivoli addosso come acqua ma che penetri, commuovendo, fin nelle ossa”. Come osserva Restori (2013), per allargare gli orizzonti e le categorie, avvicinandosi a relazioni consapevoli e non istruttive, è importante allontanarsi dalla concezione di un dualismo mente-corpo, che conduce a unire separando e a imprigionare in paradossali ricorsività:ʺ le sensazioni del corpo in relazione sono il nostro sestante più prezioso. Se ci spostiamo verso un paradigma di non-dualità possiamo considerare la mente e il corpo come esperienze epistemiche che originano da organi sensoriali differenti, ma che vivono integrati all’interno di una mente-corpo inter-relata in modo ricorsivo e circolare. Il sé del terapeuta può così divenire non tanto una posizione concettuale, narrativa, ma una percezione delle proprie sensazioni in terapia, soprattutto corporee. È soprattutto attraverso questo riconoscimento delle proprie sensazioni, i minimi segnali del corpo, che possiamo sintonizzarci con l’altro e restituire all’altro la sensazione di essere visto, e quindi di esistereʺ .

 

Fondamenti della teoria Jodorowskiana: il tappeto magico

Una delle strutture su cui si fonda il viaggio iniziatico verso l’esplorazione dell’albero genealogico, è l’apporto dei Tarocchi di Marsiglia, strumenti utilizzati per connettere e riflettere simbolicamente sulle dinamiche famigliari. La struttura simbolica dei tarocchi si presenta come uno specchio della realtà umana e cosmica, fisica e psichica e rappresenta una lente di comprensione della realtà umana incontrata nella relazione terapeutica. La visione evolutiva insita in questo strumento, è riassumibile in una numerologia dinamica con diversi gradi dei cicli evolutivi umani; attraverso dieci fasi si può ricostruire l’intero processo di crescita che va dalla potenzialità non ancora realizzata fino alla totalità pienamente dispiegata e realizzata nel percorso umano di crescita. Potenzialità-Forza è la fase del seme da cui potrà generarsi l’albero futuro, la fase in cui tutto è in potenza realizzabile; la stagnazione in questa fase può significare un non inizio o un inizio bloccato. Gestazione-Sospensione è una tappa di accumulo in uno spazio protetto, come nel caso del seme all’interno della terra o del feto nel grembo materno; la stagnazione implica un soffocamento alle radici, un’impossibilità di nascere. Esplosione creativa o distruttiva è una prima azione senza alcuna esperienza; è il seme che germoglia o la pubertà che trasforma il corpo, ma anche lo sbarazzarsi di ciò che è inutile. È l’azione attuata senza che sia evidente un’azione cosciente. Questa dimensione, implica una continua esplosione, improduttiva, aggressiva e invadente. Stabilità-Equilibrio riguarda il consolidamento nel mondo e le condizioni di vita esistono nel presente, sono tranquillizzanti, protettive e adulte. La stagnazione o regressività di questa fase può implicare dittatorialità, coercitività e rigidità. Tentazione-Sguardo Nuovo concerne le esplorazioni, attuate per abbandonare ciò che è noto per direzionarsi verso nuovi orizzonti. La stagnazione si situa nell’ambivalenza dell’inganno, dell’imposizione e della morte. Bellezza-Gioia è un livello in cui si è superato il confine rigido della sopravvivenza e della sicurezza, per sfociare in una nuova concezione della vita, che si apre e si focalizza nella bellezza. In ambito vegetale corrisponderebbe alla fioritura: il fiore, l’estetica, il colore e il profumo che preparano alla nascita del frutto. La stagnazione corrisponde ad una cristallizzazione nel narcisismo compiacente, che potrà seccare senza fruttificare. Azione nel Mondo significa che la sintesi dell’esperienza delle fasi precedenti sfocia in una forte azione non solo individuale e priva di esperienza, ma anche collettiva e saldamente ancorata al mondo. L’energia di questo livello è giovane per la potenza insita in essa, ma è matura perché sa dove direzionarsi. La stagnazione di questa fase, può coincidere con l’azione per l’azione, ossia la distruttività dell’ego. Perfezione: come un feto a otto mesi è completamente formato e sta per nascere, così questo livello rappresenta una perfezione che si dispiega, come un orizzonte di qualsiasi azione, senza il bisogno di agire. La regressività o stagnazione di questa fase potrebbe includere la tendenza al perfezionismo e all’immobilismo. Crisi di Transizione rievoca l’abbandono della perfezione per entrare in un nuovo mondo ancora sconosciuto; è il momento in cui una crisi annuncia l’arrivo di un nuovo ciclo, come il neonato che sta per nascere o il frutto maturo che sta per cadere dall’albero. Fine di un Ciclo-Inizio del Ciclo Seguente è il numero dieci della tarologia, è la totalità realizzata in cui l’energia è sintonica all’esperienza. Simboleggia il momento in cui la crisalide è lacerata con la farfalla che sta per nascere o il bambino che impara a respirare dalla madre pur ancora unito al cordone ombelicale. A volte è necessario accettare un aiuto esterno per passare ad un nuovo ciclo. La regressione in tale fase implica l’incapacità di collocarsi in una dinamica evolutiva e pertanto un blocco del ciclo esperienziale-evolutivo. Le fasi evolutive s’intrecciano e trovano una dimensione connettiva nei quattro elementi o simboli in cui si dividono gli Arcani Minori dei Tarocchi. Non si tratta di entità monolitiche ma di energie dinamiche ciascuna con un linguaggio proprio e interconnesso. L’Intelletto (Spade-Aria), ossia i pensieri razionali, le credenze, le concezioni, i pregiudizi e in generale le lenti con cui si pensa e si vede il mondo. Il Centro Emozionale (Coppe-Acqua), che riguarda gli affetti e la varietà di emozioni che possono vincolare, connettere e separare dagli altri, l’apprendimento individuale delle relazioni. Il Centro Sessuale Creativo (Bastoni-Fuoco), è la gamma dell’attività sessuale e creativa che consiste nel generare un progetto. Il Centro Materiale (Ori-Terra) è tutto ciò che mantiene la materia in vita, è il corpo, è il territorio su cui si agisce e si vive.                                                                                                                                                           

L’utilizzo dei Tarocchi di Marsiglia è la prima fase nell’esplorazione dell’albero genealogico. Dopo aver fatto scegliere al consultante otto carte dal mazzo dei ventidue Arcani Maggiori dei Tarocchi, queste vengono poste su un ʺtappeto magicoʺ diviso in otto sezioni: le sezioni in basso rappresentano i bisogni materiali, via via più in alto sono presenti i conflitti creativi, la vita emozionale e le idee-pregiudizi nella vita. Il tappeto rappresenta metaforicamente una divisione delle parti del corpo: una linea verticale divide il tappeto in un lato sinistro (energie ricettive) e in un lato destro (energie attive), mentre tre linee orizzontali lo dividono in quattro parti, che divengono otto grazie alla linea verticale. La parte superiore rappresenta metaforicamente la testa, quella immediatamente sotto il petto, la terza i fianchi e la zona pelvica, la quarta le gambe e i piedi. Le diverse sezioni sopra le quali sono posti i tarocchi scelti dal consultante, vengono esplorate dettagliatamente. La seconda fase del lavoro sull’albero genealogico si svolge attraverso un lavoro di gruppo, in cui il gruppo è al servizio del consultante: si tratta della teatralizzazione dell’albero genealogico e dei nodi famigliari che la prima fase ha consentito di far emergere. Il consultante sceglie i rappresentanti dei membri della famiglia e li organizza in posizioni specifiche nello spazio: i famigliari assenti o sconosciuti lontano da sé e dagli altri membri; quelli importanti o dominanti su una sedia; quelli che, disprezzati, avevano trasmesso solamente il nome o cognome, di spalle; i bambini morti prima di nascere sdraiati sul pavimento in posizione fetale; quelli che si amano, vicini; quelli che si odiano, separati e leggermente lontani. Una volta formato il gruppo, il consultante cerca la propria posizione all’interno e resta in ascolto di come si sente in quella posizione: è a questo punto che iniziano ad emergere i problemi di adattamento alla famiglia, come il sentirsi escluso, i debiti, i mandati famigliari e in generale i tipi di relazione e i blocchi con i membri della famiglia. Per consentire che ciò emerga, si chiede di identificare gli antenati, dar loro una voce e conversare con ciascuno, per poter far emergere i problemi relazionali. Si chiede al consultante di offrire a ciascun parente quello che a loro era mancato: ai morti in giovane età, una lunga vita; ai falliti, il successo; ai malati, la salute; ai poveri che non erano stati amati, la prosperità e l’amore; agli esclusi e agli assenti, un posto in famiglia. Mantenendo l’attenzione all’equilibrio dei personaggi nello spazio, si chiede al consultante di riequilibrare le posizioni dei membri: per esempio, far scendere quelli che stavano sulle sedie e sollevare quelli che stavano in ginocchio o sdraiati sul pavimento, per donare così uguale dignità a tutti. A questo punto il consultante deve posizionarsi in un punto del gruppo che lo fa sentire felice e libero. Tutte queste esperienze, hanno come obiettivo il risanamento dell’albero genealogico e il riequilibrio di ciò che impedisce una piena realizzazione di sé.

 

 

Dal corpo famigliare al corpo essenziale

Il lavoro sul corpo e per il corpo è indispensabile per la guarigione dell’albero genealogico. Storia individuale, trasmissioni famigliari, divieti e fantasmi della stirpe, vivono in modo incarnato, alloggiando nell’esistenza fisica quotidiana. Il passato, il presente e il futuro individuale e genealogico costituiscono un corpo famigliare: tensioni muscolari, abitudini alimentari, dipendenze, predisposizione a malattie, ma anche immagine di sé e rappresentazioni della propria vita, derivano da un corpo famigliare, ossia dal modo in cui s’incarna la nostra personalità acquisita e costruita nelle generazioni. Il corpo, parte effimera e destinata a scomparire, concessa per un tempo in questa vita, è quindi il depositario di una saggezza immemorabile. Un primo obiettivo del lavoro sul corpo, è il recupero di una sensazione volontaria di sé, vale a dire la possibilità, attraverso esperienze indotte volontariamente, di connettersi ad una consapevolezza corporea e appropriarsi di sensazioni e percezioni coscienti; ciò significa sentirsi liberi e pienamente consapevoli dell’identità corporea e di sé acquisita dall’albero genealogico e volgere lo sguardo ad una coscienza di corpo essenziale. Un esercizio individuale per lavorare sul corpo famigliare e direzionarsi verso il corpo essenziale, si chiama chi abita nel mio corpo. Sdraiati sulla schiena e tenendo accanto una copia dell’albero genealogico con i nomi e cognomi degli antenati, per sentirsi simbolicamente accompagnati e connessi a loro, occorre chiudere gli occhi e percorrere mentalmente tutte le regioni del proprio corpo: il viso, le membra, la muscolatura, gli organi e le ossa dello scheletro. Ad ogni tappa, si presta attenzione al relativo distretto corporeo e ci si pone la domanda ʺchi abita ancora qui?ʺ, lasciando che la risposta emerga naturalmente, senza forzarne la ricerca. È possibile che gli antenati o memorie frammentarie dell’albero genealogico, risiedano in molti punti del corpo. Nel momento in cui si entra in contatto con un personaggio, una frase, una percezione o un episodio, si deve restare ancorati alla sensazione trasmessa dal corpo. Il lavoro individuale sul corpo, di cui la tecnica chi abita nel mio corpo ne è un esempio, risulta un importante lavoro preliminare ma non sufficiente. Fin dalla nascita è il modo in cui siamo toccati, accarezzati o puniti a forgiare la sensazione corporea; e il bambino, dipendente da chi lo alleva, apprende i primi scambi corporei anche sulla base del tocco ricevuto e al quale impara gradualmente a rispondere. La regione del corpo che rievoca l’interdipendenza fra gli esseri umani è un punto della schiena situato tra le due scapole, un punto che non si riesce ad accarezzare da soli (a meno di essere dotati di una flessibilità eccezionale). Nella mitologia nordica, è il solo punto del corpo dell’eroe Sigfrido rimasto vulnerabile. La foglia di Sigfrido è quella zona del corpo in cui la mano materna sorregge il neonato nei primi istanti di vita e per l’adulto è un punto cieco: è il luogo in cui la ricezione emozionale di un gesto di conforto, tocca più direttamente e intensamente. Qualsiasi relazione che coinvolga il tatto, rimanda a un intervento esterno su tale punto, alla parte di noi che dipende dall’altro per conoscersi. Nell’ambito della Kinesiologia Applicata, la foglia di Sigfrido è il punto che si associa al Meridiano Yin, il meridiano del polmone; come la vita inizia con il primo soffio, così il meridiano del polmone dà inizio alla circolazione elettromagnetica del ciclo dei meridiani. Le funzioni respiratorie influenzano tutti i cicli del corpo, inclusa la circolazione sanguigna. Uno degli esercizi proposti da Aleandro Jodorowsky, per sviluppare un tocco essenziale e consapevole e sviluppare la coscienza del tatto, l’ascolto, la finezza e la capacità di sentire e indurre sfumature emozionali coscienti, è il suono del cuore: consiste nel far ascoltare il proprio cuore e ascoltare il cuore di un altro significativo, con l’orecchio direttamente incollato al petto (il primo ritmo che ascoltiamo è il battito del cuore della madre). Dall’ascolto del battito cardiaco, si passa al tocco del cuore dell’altro e all’abbraccio, mantenendo l’attenzione sul battito cardiaco ma estendendola anche all’esperienza tattile. Rispetto a questa esperienza reciproca, è importante mantenere l’attenzione su come ci si sente quando si offre il proprio cuore all’altro, come ci si sente toccati e come si vorrebbe essere toccati, sostenuti e accompagnati. Il tocco cosciente serve, inoltre, a rivelare che l’altro non percepisce il nostro corpo così come il consultante se lo immagina, consentendo così un distacco dal modo abituale e automatico di percepire e lo svelamento del corpo essenziale.                                                                                   Un’ulteriore tecnica di guarigione dell’albero genealogico, è lo psicorituale di rinascita: si tratta contemporaneamente di un atto di psico-magia, ossia una sceneggiatura teatrale e metaforica ben precisa e individualizzata, che il consultante deve drammatizzare, ma al tempo stesso di un massaggio iniziatico, ossia attuato con la collaborazione di persone che si mettono al servizio del consultante. Il consultante, che interpreterà il ruolo del bambino, sceglie due collaboratori, che rappresenteranno i genitori metaforici. Nel ruolo degli archetipi genitoriali, i collaboratori devono vestirsi in bianco, nero o beige, senza ornamenti inutili, né profumi intensi; il tutto in funzione del consultante, che dovrà dapprima proiettare sulla coppia dei collaboratori i genitori reali e in seguito quelli ideali. La stanza in cui svolgere questo psicorituale deve essere neutra, con colori rilassanti e una temperatura adeguata. Le tappe da percorrere sono nove: confronto, morte simbolica dei genitori, nascita dei genitori archetipi, concepimento, annidamento, gestazione, parto, allattamento e cure al neonato, autonomia. Senza addentrarsi nello specifico di ogni fase, è fondamentale concentrarsi sul processo. Nel confronto con i genitori, vestito di abiti vecchi, il consultante esprime liberamente i propri malesseri, lamentele e paure; i genitori esplicitano verbalmente un’accoglienza incondizionata e non giudicante delle parole del figlio. La drammatizzazione della morte dei genitori, rappresenta la morte degli elementi tossici del rapporto genitori-figlio ed è suggellata dalla chiusura nella busta nera delle foto dei genitori. Da questo punto in poi, le fasi successive rappresentano la nascita, l’allevamento primario e la cura nei primi mesi di vita, come tentativo corporeo di attivare una memoria alternativa dell’esperienza di nascita e di crescita. I genitori chiedono al figlio come vuole chiamarsi, esprimono verbalmente gioia e accoglienza per la nascita, connotano positivamente ogni movimento e gesto del figlio appena nato, realizzano nella drammatizzazione una nuova nascita, libera dai vincoli tossici dell’albero genealogico: si tratta di un’esperienza liberante e direzionata al benessere emozionale e corporeo. Nell’ultima fase, quella dell’autonomia, il consultante si riveste con gli abiti nuovi presenti nella valigia e si congeda dai genitori, scegliendo se essere accompagnato da loro per un tratto del cammino. Al termine della drammatizzazione, il consultante dovrà seppellire in terra le fotografie dei genitori contenute in una busta nera e i due semi delle piante scelti precedentemente; sulla superficie della terra ricoperta, dovrà piantare un vegetale già germogliato, a simbolo di una crescita istantanea di una vita nuova, costruita sul passato genealogico reso consapevole e trasformato.

Conclusioni

Nel sovrapporsi dei vari approcci, nei quali si situa il nucleo argomentativo della psicogenealogia, è utile soffermarsi sugli elementi comuni.                                                                                                                                                                     L’approccio sistemico-relazionale potrebbe essere visto come un ponte verso la psicogenealogia, come un modello primario che pone l’attenzione su un campo di coscienza trigenerazionale e che coglie l’entità complessa dell’individuo. Utilizzando le parole di Andolfi (2002), si potrebbe affermare che:ʺ soltanto inserendo una terza dimensione alla prospettiva di osservazione è possibile cogliere gli aspetti più articolati delle relazioni; i rapporti interni ad un modello trigenerazionale, consentono di vedere l’individuo come entità complessa, cogliendo i nessi fra i comportamenti e i vissuti attuali con le sensazioni antiche, altrimenti avvertiti come frammentari e non correlatiʺ. Schützenberger (2011), che utilizza il genosociogramma quale rappresentazione grafica delle relazioni e dei legami psicogenealogici, evidenzia come un individuo sia, in fondo, meno libero di quanto creda, poiché prigioniero di un’invisibile ragnatela di cui egli è semplicemente uno degli artefici. Anche Miszczyszyn (2008), trova le radici del disagio psicologico, delle difficoltà emozionali o dei problemi relazionali, nei divieti e nelle carenze appresi nel sistema familiare, causati da ingiustizie, privazioni, accadimenti familiari, avvenimenti drammatici. L’albero genealogico sembra voler ʺparlareʺ anche durante l’utilizzo delle costellazioni familiari; scrive, infatti, Ulsamer (2000):ʺ questa è una delle più significative scoperte di Hellinger: i bambini possono provare gli stessi sentimenti o assumere comportamenti simili a quelli dei loro antenati. Spesso rimangono attaccati per tutta la vita a sentimenti e comportamenti che, di fatto, non sono i loro. Questi legami d’irretimento possono influenzare in modo invisibile una persona o addirittura dominarla; fedeli ai genitori, ne ripetono il destino e le disavventure, perché non obbedire a questo copione significherebbe perpetrare un tradimentoʺ. La famiglia, il clan, rappresentano un sistema che si perpetua nelle generazioni mantenendo l’equilibrio tra due opposte tendenze morfogenetiche e morfostatiche. La famiglia, nel corso delle generazioni, è un sistema dinamico governato da regole precise: ad una disarmonia avvenuta in un dato momento, segue una reazione tra i membri tesa a ristabilire l’equilibrio. I figli rappresentano i componenti del gioco destinati al ripristino dell’equilibrio. Uno dei punti essenziali per la guarigione in terapia, è quindi attribuire un nuovo significato alla storia del paziente, contribuire all’emersione di una piena consapevolezza delle dinamiche familiari, consentendo così di iniziare una nuova trama narrativa degli eventi. Non è tanto importante, quindi, identificare, evidenziare ed isolare il contenuto ʺrealeʺ del vissuto transgenerazionale della famiglia (miti, regole, riti, segreti), quanto il significato che esso assume nelle relazioni attuali del paziente. La prospettiva di Alejandro Jodorowsky, di cui attualmente il figlio Cristóbal si fa portatore di continuità attraverso l’utilizzo specifico di atti psicomagici individualizzati, si connette alle premesse epistemologiche descritte. L’utilizzo dei Tarocchi di Marsiglia e degli atti psicomagici drammatizzati, sono gli elementi centrali del suo metodo di esplorazione e di guarigione dell’albero genealogico.  Attraverso le rappresentazioni simboliche dei Tarocchi di Marsiglia, di cui la tecnica del “tappeto magico” è un esempio, si attua una prima indagine conoscitiva, volta a far emergere le problematiche del consultante e la connessione tra esse ed il funzionamento trigenerazionale della sua famiglia. La componente simbolica dei tarocchi, prevale su quella strutturale e certamente non è presente un utilizzo in chiave divinatoria o chiaroveggente. Il loro utilizzo è conoscitivo ed è preliminare alla ʺsomministrazioneʺ di atti psicomagici drammatizzati. Le immagini degli Arcani maggiori dei tarocchi rappresentano archetipi simbolici, ossia modelli generali di funzionamento e di comportamento, da comprendere però nella storia personale del consultante; utilizzati come strumento esplorativo, possono consentire un più facile accesso al funzionamento psicologico del consultante, ai nodi e blocchi familiari da sciogliere. Attraverso il successivo utilizzo dell’atto psicomagico, si realizza pienamente l’incontro tra sciamanesimo e psicologia. Per atto psicomagico si può intendere una particolare tecnica di soluzione dei problemi, dei nodi e dei conflitti esistenziali basata su una drammatizzazione emotivamente connotata, che si rivolge alla mente umana sfruttando il canale metaforico-simbolico. Scrive Cristóbal Jodorowsky (2010):ʺ Secondo i princìpi della psicomagia, le pulsioni e i desideri non si devono sublimare, accettare o accomodare, ma realizzare. Essi sono come una freccia, un proiettile con un percorso che, anziché essere sviato, viene condotto alla meta liberante dal circolo vizioso. È fondamentale che l’atto avvenga contemporaneamente su due piani diversi: quello razionale, in cui si percepiscono gli eventi letteralmente ma sapendo che si tratta di un gioco metaforico, consentendo così di evitare la colpa, perché tutto è simbolico; quello metaforico, in cui è possibile vivere una realtà non assoluta, in cui l’ostacolo può essere plasmato e trasformatoʺ.  L’identificazione del problema e il semplice dialogo verbale relativo al problema stesso, probabilmente non sono forieri di cambiamento profondo: la traduzione in un atto creativo reale, incarnato nel corpo, implica un’azione consapevole e agita rispetto alle dinamiche familiari d’irretimento, una sperimentazione trasformativa e plasmabile in guarigione. Come per altre tecniche di drammatizzazione, tra cui la scultura familiare, lo psicodramma e le costellazioni familiari di Hellinger, gli atti psicomagici sono metodi attivi che coinvolgono il corpo nel processo di consapevolezza, rendendo evidente per il cliente la possibilità di trasformazione. Il lavoro con l’atto è sempre fortemente connotato dal punto di vista emotivo, sia perché già nell’analisi psicogenealogica del consultante il nodo/conflitto/problema risulta rilevante e, utilizzando termini della Gestalt, si stacca dallo sfondo proprio in quanto dotato di tale connotazione emotiva, sia perché le prescrizioni per il compimento dell’atto stesso impegnano notevolmente il consultante, in modo che prescindendo dalle componenti simboliche, lo ʺcostringonoʺ a sperimentare nuove modalità relazionali con gli altri e con le situazioni della sua vita. In conclusione, l’approccio di Alejandro Jodorowsky non può che arricchire il vasto mondo della psicoterapia sistemica integrata, offrendo una visione della realtà che affonda le radici nella storia più antica dell’uomo, recuperandola nel presente a beneficio di interventi di sostegno esistenziale e terapeutico: un’interessante possibilità al servizio di chi, a differenti livelli, è chiamato ad operare per dare una risposta d’aiuto alle problematiche e al disagio di chi di tale aiuto, a qualsiasi titolo, ha bisogno. Un terapeuta artista, nell’aiuto e nella cura degli altri, cura e aiuta se stesso, in un processo di permanente autoguarigione. Pur consapevole dell’impossibilità di guarire l’umanità intera e trasformare il mondo, un terapeuta della relazione può accettare con profonda umiltà l’idea di fornire strumenti terapeutici al servizio dell’altro, coltivati, sperimentati e nati in una interazioneconsapevole con l’altro. Un processo che non ha mai fine. Il poeta giapponese Yokomitsu Ruchi ha scritto:ʺ Una formica muore di fame in cima ad una torre: la luna è così altaʺ.

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